Tokyo Ghoul. Potrebbe piacerti se…

Ho pensato a lungo a come parlare di questa opera senza riempire l’articolo di spoiler, e credo di aver trovato un modo abbastanza simpatico, ovvero parlare di Tokyo Ghoul senza parlare di Tokyo Ghoul!

Sì, questo articolo è praticamente un meme.

Ma in che modo è possibile farlo? La risposta sta negli innumerevoli riferimenti ad altre opere che si possono trovare nel manga. In più, questo metodo mi consente non solo di fornire un elenco di tali riferimenti a chi sta decidendo se intraprendere o meno la lettura di Tokyo Ghoul, ma anche di offrire a chi lo ha già letto qualche spunto di riflessione sullo stesso, o uno stimolo ad approcciare le opere in esso omaggiate.

Tuttavia, se è vero che alcune opere vengono riportate in maniera chiara, con tanto di nome e cognome dell’autore, in diversi casi il lettore deve già conoscerle per poterle individuare. Proprio per quest’ultimo motivo, non c’è da parte mia alcuna pretesa di esaustività. Tokyo Ghoul (inteso in questo caso nella sua interezza, :re compreso) è un manga molto complesso, e se qualche citazione mi è sfuggita mi farebbe molto piacere leggere i vostri commenti.

Cominciamo con una lista delle citazioni dirette inserite nei quattordici volumi di Tokyo Ghoul, cioè la prima parte della storia. Ogni punto riporta anche i numeri del volume e del capitolo e il titolo di quest’ultimo scritto in maiuscolo tra parentesi quadre (proprio lo stile con cui sono riportati nel manga):

  • Osamu Dazai, Il sole si spegne (volume 1, capitolo 1 [TRAGEDIA]).

Autore giapponese molto importante, non è molto noto da noi, ma forse qualcuno di voi ricorderà questo nome per i due adattamenti manga del suo romanzo, Lo squalificato, da parte di Junji Ito e Usamaru Furuya. Qui sotto riporto la descrizione de Il sole si spegne:

Attraverso la storia della rovina della propria famiglia narrata dalla giovane Kazuko, il romanzo adombra l’epopea tragica dell’aristocrazia declinante nel Giappone vinto e umiliato dalla guerra, e insieme propone la vivida e più vasta rappresentazione della desolazione spirituale di un paese che ha smarrito i valori della tradizione e va snaturandosi nell’incalzare di una civiltà industriale priva di idealità. Pubblicato nel 1947, un anno prima di annegarsi nel lago Tamagawa a Tokyo, Osamu Dazai consegnava un messaggio di disperata rivolta in cui si riconobbe e si identificò un’intera generazione quella che visse il disordine e lo smarrimento del dopoguerra, nonché la frustrazione precoce delle speranze in un rinnovamento radicale della società, una sofferenza esistenziale, il ribellismo e l’istinto di autodistruzione suggellati infine dal suicidio.

Dazai viene citato un’altra volta nel capitolo 109 [IMPICCATO] (volume 11) da Sen Takatsuki (la scrittrice preferita di Kaneki) durante una sessione di autografi.

  • Franz Kafka, La metamorfosi (volume 1, capitolo 2 [ANORMALITÀ]).

La sua influenza nel manga è molto forte. Ishida usa il racconto di Gregor Samsa per descrivere la condizione e i sentimenti di Kaneki.

Nell’autunno del 1912, a Praga, tra 17 novembre e il 7 dicembre, Franz Kafka scrisse “La metamorfosi”, l’incubo sotterraneo e letterale di Gregor Samsa, un commesso viaggiatore che si sveglia un mattino dopo sogni agitati e si ritrova mutato in un enorme insetto. La speranza di recuperare la condizione perduta, i tentativi di adattarsi al nuovo stato, i comportamenti familiari e sociali, l’oppressione della situazione, lo svanire del tempo sono gli ingredienti con i quali l’autore elabora la trama dell’uomo contemporaneo, un essere condannato al silenzio, alla solitudine e all’insignificanza.

Più avanti, nello stesso capitolo, un Kaneki in preda alla disperazione ricorda che il personaggio di Kafka, una volta trasformatosi in insetto, diventa incapace di digerire cibi freschi e sviluppa una predilizione per il formaggio andato a male. Ispirato da ciò, tenta di trovare qualche cibo che possa ancora mangiare, ed è così che scopre che il suo “formaggio” è il caffé.

Nel proseguire nella lettura del manga, tenete a mente il racconto di Gregor Samsa, perché di insetti ne incontrerete ancora, e diverrano una costante nella simbologia dell’opera.

Infine, un richiamo diretto all’autore de La metamorfosi si trova nel titolo del romanzo d’esordio di Sen Takatsuki, ovvero Caro Kafka.

  • Ruth Stiles Gannett, Elmer e i 16 draghi (volume 1, capitolo 8 [KAGUNE]).

Il titolo originale è The dragons of blueland, ed è il terzo capitolo di My Father’s Dragon, una serie di libri per l’infanzia. Pare che non vi sia una traduzione italiana, quindi inserisco la descrizione inglese del primo libro (pubblicato per la prima volta nel 1948):

When a little boy Elmer strikes up a friendship with an alley cat, he learns of a baby dragon that is being forced to serve as a ferry for the selfish animals of Wild Island. Elmer determines at once to free the dragon, and with a bit of advice from the savvy cat, he arms himself with chewing gum, lollipops, rubber bands and some other unlikely items. With these tools and his own sharp wits, Elmer is prepared to face hungry tigers, cranky crocodiles and other challenges.

  • Hermann Hesse, Demian (volume 1, capitolo 8 [KAGUNE]).

Hesse è famoso per il romanzo Siddhartha, ma ha scritto anche Il lupo della steppa e Narciso e Boccadoro. Nel 1946 gli è stato assegnato il premio Nobel per la letteratura.

Libro d’esordio di Hesse. Il romanzo descrive in modo unico le inquietudini sotterranee della gioventù che si immolò al macello della Grande Guerra, tra fatuo benessere, assenza di futuro e attesa della Storia. Il genio, in tutte le molteplici manifestazioni della mente, trova nella propria perenne attualità uno dei suoi postulati fondamentali. Il libro fu un caso editoriale che sconvolse l’Europa: i giovani reduci dalla grande guerra si videro rappresentati così bene e con tale esattezza che credettero che l’autore, appunto sotto pseudonimo, fosse un loro coetaneo, uno come loro sopravvissuto al carnaio della trincea. L’opera fu accolta da un pressoché unanime consenso anche nel paludato milieu della cultura continentale: Thomas Mann la definì un piccolo capolavoro, rammaricandosi di non poter contattare quel misterioso autore celato sotto falso nome. Un libro che tenta un percorso esistenziale molto simile a quello che cerchiamo anche oggi.

  • The Beatles, Helter Skelter (volume 4, capitolo 34 [SCIVOLO]).

Scritto da Paul McCartney, è un brano del White Album del 1968. Compare nel manga come nome del bar per ghoul di Itori.

  • Jean Anthelme Brillat-Savarin, La fisiologia del gusto (volume 4, capitolo 36 [PREPARATIVI]).

È l’autore preferito di Shu Tsukiyama e sembra aver avuto una grande influenza su di lui.

Pubblicata nel 1825 la Fisiologia del gusto di Brillat-Savarin (1775-1826) – magistrato, scrittore e gourmet – rappresenta la prima riflessione moderna su uomo e cibo, il primo tentativo, pienamente riuscito, di dare all’arte della cucina e della tavola lo stato e la dignità di scienza. Scandito da una serie di Meditazioni sui principali temi dell’alimentazione e del convivio […].
Un libro pionieristico, le cui tematiche sono divenute patrimonio della cultura occidentale, indispensabile per ogni cultore della tavola.

  • Carl Gustav Jung (volume 6, capitolo 49 [UCCELLO IN GABBIA]).

In un’opera in cui viene dato così tanto spazio all’introspezione psicologica era difficile che potesse mancare l’influenza di una delle figure principali del pensiero psicologico. Purtroppo la mia conoscenza di Jung è abbastanza carente, quindi non posso dire quanto profonda sia questa influenza nel lavoro di Ishida.

  • Il nome di Jason della circoscrizione tredici (volume 6, capitolo 56 [DIMENARSI]) deriva – oltre che dalla sua crudeltà e dal numero della circoscrizione – dalla maschera da hockey che questo ghoul indossa, uguale a quella del protagonista della saga cinematografica Venerdì 13. Jason e il 13 sono inoltre collegati a Juzo Suzuya (in giapponese “13” si può leggere Juzo), i cui fermagli per capelli sono di solito posizionati in modo da ottenere il numero romano XIII. È evidente, inoltre, che il 13 è stato scelto anche per il fatto di essere un numero considerato sfortunato, ma delle simbologie presenti nel manga parleremo in un altro articolo…
  • Nankichi Niimi, Gon la volpe (volume 8, capitolo 70 [FRATELLO E SORELLA]).

Si tratta di una fiaba incentrata su una volpe dispettosa che si reca spesso in un villaggio a combinare guai. Un giorno, libera le anguille che un personaggio di nome Hyouju ha appena pescato. Tempo dopo, quando torna al villaggio, Gon scopre che esso è in lutto per la morte della madre di Hyouju, e che Hyouju aveva pescato le anguille proprio per lei, che le desiderava come ultimo pasto. Sentendosi in colpa, Gon prende l’abitudine di portare di nascosto a casa di Hyouju castagne e funghi dalla foresta. Hyouju crede che quei doni vengano dagli déi ma, seppur rattristato dal venirlo a sapere, Gon continua a portargli il cibo. Infine, un giorno, Hyouju la vede entrare in casa e, pensando voglia rubare i doni, imbraccia il fucile e le spara. Solo dopo, vedendo il cibo appena portato da Gon, scopre la verità. Chiedendo alla volpe, questa, colpita dalla pallottola, annuisce con gli occhi chiusi.

  • Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie (volume 9, capitolo 83 [PRETE]).

Bé, direi che qui la descrizione non serve, ma possiamo concentrarci su come Ishida cita i personaggi di Carroll: <<Invece del “coniglio bianco”, bisognerebbe rincorrere “Alice”>>, dice all’investigatore Amon un ghoul recluso a Cochclea (una specie di carcere di massima sicurezza per ghoul). Si tratta, dunque, di una frase enigmatica che cela un indizio.

  • Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare (volume 10, capitolo 95 [PIED-À-TERRE]).

Dopo ottantaquattro giorni durante i quali non è riuscito a pescare nulla, il vecchio Santiago trova la forza di riprendere il mare: questa nuova battuta di pesca rinnova il suo apprendistato di pescatore e sigilla la sua simbolica iniziazione. Nella disperata caccia a un enorme pesce spada dei Caraibi. nella lotta quasi a mani nude contro gli squali che un pezzo alla volta gli strappano la preda, lasciandogli solo il simbolo della vittoria e della maledizione finalmente sconfitta. Santiago stabilisce, forse per la prima volta, una vera fratellanza con le forze incontenibili della natura. E, soprattutto, trova dentro di sé il segno e la presenza del proprio coraggio, la giustificazione di tutta una vita.

  • Hakushu Kitahara

La prima citazione nel manga riporta solo le parole “pecorella nera” (volume 12, capitolo 118 [SBLOCCATO]). La seconda è presente nel volume 14 (capitolo 138 [IGNORANZA]), e propone i versi della poesia Oishi Ainu no uta.

  • Clive Staples Lewis, Le lettere di Berlicche (volume 13, capitolo 124 [KUZEN]).

Sì, è lo stesso Lewis de Le Cronache di Narnia.

Un diavolo di grande esperienza istruisce un giovane apprendista: gli spiega tutti i trucchi per conquistare (e dannare) gli uomini e lo guida nel lavoro quotidiano sul suo “paziente”. Dal pensiero alla preghiera, dall’amore all’amicizia, dal divertimento alla vita sociale, dal piacere al lavoro e alla guerra: ogni manifestazione della vita viene analizzata e distorta a scopo diabolico. Grazie a una soluzione narrativa di grande efficacia, nelle Lettere di Berlicche Lewis affronta i temi filosofici e teologici più alti facendosi apprezzare, oltre che per l’arguzia e l’ironia delle argomentazioni, per la limpidezza dello stile.

  • La leggenda de L’annientamento del centopiedi di Tawara no Tota (volume 14, capitolo 134 [BARRICATA]), altro nome di Fujiwara no Hidesato, burocrate di corte del Periodo Heian, famoso per le sue gesta militari.

A questo elenco si potrebbe forse aggiungere un altro punto: nel capitolo 101 [IBRIDO] (volume 11), un Kaneki delirante ripete ossessivamente <<la base… il pensiero… il bosco>>. Potrebbe essere una citazione, magari, a un testo di filosofia o psicologia? Non ne ho idea.

Adesso occupiamoci dei riferimenti un po’ più nascosti (ma alcuni neanche troppo):

La saga di Hannibal Lecter

L’astuto cannibale creato dalla penna dello scrittore Thomas Harris è diventato uno dei cattivi più famosi della storia del cinema grazie alle diverse trasposizioni dei libri a lui dedicati. I romanzi in questione sono i seguenti:

  • Il delitto della terza luna (1981), meglio conosciuto come Red Dragon dopo l’uscita del film omonimo.
  • Il silenzio degli innocenti (1988)
  • Hannibal (1999)
  • Hannibal Lecter. Le origini del male (2006, titolo originale: Hannibal Rising)

In Tokyo Ghoul l’influenza di Hannibal Lecter è nascosta in bella vista, non solo per quanto riguarda il tema del cannibalismo. Non sappiamo se Sui Ishida abbia letto i romanzi (io non l’ho fatto, quindi nel caso potrei essermi persa qualcosa) o abbia solo visto i film, ad ogni modo la saga del cannibale è stata più volte citata. Eccone alcuni esempi:

1. La maschera di Ken Kaneki

Difficile non notare una certa somiglianza. Entrambe le maschere coprono la parte inferiore del volto, ma mentre quella di Lecter è pensata per impedirgli di “assaggiare” le persone, quella di Kaneki presenta una zip per consentirglielo. Nel caso di quest’ultimo, infatti, è solo il rifiuto della propria condizione a rappresentare un impedimento.

2. Il poster in camera di Hide

Un altro indizio (volume 6, verso la fine del capitolo 53 [LEZIONE]) si trova appeso nella camera del miglior amico del nostro protagonista: si tratta chiaramente della locandina del film Red Dragon (2002).

Curiosità: il tatuaggio raffigura il dipinto The Great Red Dragon and the Woman clothed by the Sun di William Blake.

3. Shu Tsukiyama

In Tokyo Ghoul [ZAKKI], a pagina 5, Ishida ha raccontato che con il personaggio di Tsukiyama – soprannominato il Gourmet – ha “un rapporto più lungo rispetto a Kaneki”, e che all’inizio non aveva niente a che fare con la serie principale. Io in questo losco figuro ho sempre trovato delle somiglianze con la mentalità di Lecter: proprio come il cannibale di Harris, anche Tsukiyama è sempre alla ricerca di nuovi “ingredienti” pregiati, ispirato anche dalla lettura de La fisiologia del gusto di Jean Anthelme Brillat-Savarin. A proposito del cibo, è impossibile non citare la celebre frase di Hannibal nel film Il silenzio degli innocenti (1991):

Uno che faceva un censimento, una volta, tentò di interrogarmi. Mi mangia il suo fegato con un bel piatto di fave e un buon Chianti.

Un’altra somiglianza si potrebbe riscontrare nell’interesse quasi ossessivo (nel caso del Gourmet decisamente ossessivo) dei due verso alcune persone (per Lecter, Will Graham e Clarice Starling; per Tsukiyama, Touka Kirishima e Ken Kaneki).

Berserk di Kentarō Miura

Un uomo enorme che combatte con un’arma pesantissima. Ricorda qualcosa? Il personaggio di Amon Koutarou presenta delle similarità con Guts, e i suoi quinque (le armi normali non sono in grado di ferire un ghoul, quindi gli investigatori usano delle armi – i quinque – ricavate dai kagune dei ghoul uccisi) ricordano, per l’eccessiva grandezza, quell’ “enorme blocco di ferro” che è l’Ammazzadraghi. Un altro indizio dell’influenza di Berserk in Tokyo Ghoul è rappresentato dalle armature ricavate dal kagune di Arata, il ghoul soprannominato il Collezionista di cadaveri. Queste armature hanno la peculiarita di “mordere” chi le indossa se vengono danneggiate. La forma dell’Arata di Amon (volume 14, capitolo 133 [SBRICIOLATI]), poi, somoglia proprio a quella che l’Armatura del Berserker assume quando viene indossata da Guts. Ho notato anche altri elementi, ma visto che implicano degli spoiler, li scrivo in bianco. Se avete già letto il manga, basta selezionare qua sotto per visualizzare il testo, altrimenti proseguite oltre:

Durante il duello tra Amon e Kaneki nel volume 14, Amon indossa la succitata Arata, mentre Kaneki già da qualche volume ha i capelli bianchi. In più, il nostro protagonista è un mezzo ghoul e – nel mondo creato da Ishida – i ghoul sono considerati alla stregua di demoni. Alla fine dello scontro, inoltre, Amon perde un braccio. Tenendo in considerazione questi particolari, ci sarebbero le basi per sospettare un piccolo omaggio a Guts e Griffith? Badate bene, non sto dicendo che Amon e Kaneki siano Guts e Griffith: le caratterizzazioni e i background sono completamente differenti! Intendo una citazione “leggera”, presente solo sulla superficie della pagina. ATTENZIONE! Questa è solo una mia teoria, nulla di assodato: potrei aver preso un abbaglio!

La nascita di Venere

Nel capitolo 122 [GIRAFFA] (volume 13) alle spalle di Big Madam è raffigurata la Nascita di Venere di Botticelli. Big Madam è un ghoul ossessionato dalla bellezza, soprattutto femminile, e questo causerà non poche sofferenze a uno dei personaggi più rappresentativi del manga.

Bene, per oggi è tutto, anche perché il post è molto più corposo di quanto avessi pianificato! Spero che le pubblicità in mezzo all’articolo non rendano la lettura troppo difficoltosa. Purtroppo a meno di pagare me le devo tenere.

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